lunedì 30 gennaio 2017

Diario di viaggio in Asia (parte 4): Phnom Penh, Cambogia

Giorno 1:
Parto da Siem Reap di buon mattino con un minibus che, al costo di soli 7 US$, mi porterà nella capitale della Cambogia, Phnom Penh, dopo 320 km ed un viaggio avventuroso, durato 7 ore, passato quasi sempre in corsia di sorpasso, con pausa pranzo di mezz'ora al pittoresco mercato di Kompong Thom, dove fanno bella mostra grossi vassoi di insetti fritti.
Insetti fritti al mercato di Kompong Thom

Arrivato a Phnom Penh, nella zona del Mercato Centrale, vengo subito assalito da numerosi piloti di tuk tuk che si offrono di trovarmi un albergo o di portarmi a quello che ho prenotato, provo ad andare a piedi, visto che la distanza non è proibitiva, ma mi accorgo subito che il traffico qui è intensissimo e senza regole, quindi per attraversare la strada bisogna essere agili e veloci, cosa difficile con valigia e zaino a fare da zavorra, per cui mi faccio accompagnare in tuk tuk alla Bright Lotus Guesthouse, che avevo prenotato in precedenza, in ottima posizione centralissima, fra il Palazzo Reale e la confluenza del fiume Tonle Sap ed il Mekong, con wifi ottimo, ristorantino al piano terra dove si mangia bene, a prezzi non troppo alti, possibilità tramite loro di organizzare escursioni, trasferimenti ed anche cambiare soldi senza commissioni.
Il mio primo giro lo faccio a piedi sul lungofiume, dove svettano le bandiere di tutti gli Stati, che hanno l'ambasciata a Phnom Penh (tra i quali non c'è l'Italia): vi sono anche numerosi venditori di cibo, cartomanti, strani personaggi che portano con sè gabbie piene di uccellini, e chiedono soldi per liberarli, comunque nessuno è insistente e l'atmosfera è molto rilassata, per niente frenetica, così come le acque del grandissimo fiume Mekong, solcato da barche di tutti i tipi, grandi, piccole, turistiche o per trasporto merci.



lungofiume di Phnom Penh con tutte le bandiere

Bandiera cambogiana sul lungofiume
Continuo il mio giro nei dintorni visitando il Wat Ounalom, un tempio buddista, formato da un complesso di edifici molto raffinati e mi godo un beò tramonto alle spalle del Palazzo Reale.

Impressioni e curiosità:
Ciò che mi ha colpito subito di Phnom Penh è stato il traffico, infatti vi è un numero impressionante di motorini, scooter e tuk tuk, che sciamano in tutte le direzioni, a tutte le ore, apparentemente senza regole di precedenza o rispetto di semafori, quindi per attraversare la strada bisogna buttarsi in mezzo con coraggio tenendo una mano alzata, comunque superata la prima volta diventa più facile perchè ti accorgi che i guidatori quando ti vedono rallentano e ti fanno passare. Nonostante questo traffico senza regole, durante la mia permanenza in Cambogia non ho assistito a nessun incidente, per fortuna, anche se un paio di volte c'è mancato poco. Mi ha colpito anche il fatto che in motorino i cambogiani trasportano di tutto, dai materassi alle pentole piene di cibo, ad intere famiglie, infatti non è raro vedere in un unico scooter cinque persone, madre, padre e tre figli.

Tramonto alle spalle del Palazzo Reale

Giorno 2:
Inizio la giornata visitando il Palazzo Reale, che si trova proprio di fronte alla mia guesthouse: è un complesso di edifici caratterizzati dai classici tetti in stile khmer, con ricchissime decorazioni dorate, tra cui spiccano la Pagoda d'Argento, così chiamata per il pavimento formato da piastrelle d'argento, che ospita la piccola e preziosissima statua del Buddha di Smeraldo, notevole è anche il dipinto murale che circonda tutta l'area ed illustra il Ramayana, poema epico hindù; ci vuole almeno un'ora e mezzo per visitare tutta l'area, con calma.
Sala del Trono

Pagoda d'Argento (sulla sinistra) ed altri edifici del complesso palaziale


Quindi mi reco al vicino Museo Nazionale di Cambogia, situato in un elegante edificio in terracotta, con piacevole giardino interno: ospita la più importante e completa collezione di sculture khmer, esposte in ordine cronologico, alcune di proporzioni molto grandi, ed anche opere più recenti fornendo uno sguardo completo sull'arte e la storia cambogiana.
Museo Nazionale

Nel pomeriggio mi dirigo verso nord e visito lo Psar Thmei, il Mercato Centrale, ospitato in un elegante edificio art decò, all'interno del quale si vendono soprattutto gioielli ed abbigliamento.
Quindi proseguo osservando i pochi grattacieli della città, tra cui spicca la Vattanac Capital Tower e raggiungo il Wat Phnom, un tempio situato sull'unica collina della città, alta 27 metri.
Infine ritorno verso la guesthouse, percorrendo il sempre piacevole lungofiume, che regala bellissimi panorami.

Impressioni e curiosità:
In Cambogia c'è la doppia valuta, infatti si usa sia il dollaro americano, che il riel cambogiano (4000 riel valgono un dollaro) ed i prezzi sono espressi quasi sempre in dollari, mentre il riel viene usato solo per fare i resti di mezzo dollaro o un quarto di dollaro, fin qui tutto ok, però i dollari le cui banconote presentano qualche macchia o sono troppo usurate, inspiegabilmente non vengono accettate, anche se sono vere. A me è capitato di avere due banconote da 20 US$ di questo tipo, rifilatemi all'aeroporto, quando ho cambiato i soldi e nessuno me le accettava, neanche le banche me le cambiavano, sono riuscito a cambiarle solamente al mercato centrale di Phnom Penh da una signora che aveva un banco di gioielli e faceva anche foreign exchange, ma per una banconota da 20 US$ in cattive condizioni me ne ha dati soltanto 18 US$, in buone condizioni, quindi consiglio di fare attenzione quando cambiate i soldi, date un'occhiata all'aspetto delle banconote, per evitare fregature.

Sullo sfondo la confluenza del fiume Tonle Sap nel Mekong

Giorno 3:
Questa giornata la dedico alla riflessione, infatti non va dimenticato che questo paese ha sofferto molto durante il regime dei khmer rossi, che, dal 1975 al 1978, hanno eliminato quasi 3 milioni di cambogiani, un terzo della popolazione, nel tentativo di fondare una nuova società autosufficiente, costringendo la gente ad abbandonare tutte le città e ad andare a vivere nelle campagne, per coltivare riso e costruire canali d'irrigazione, eliminando il denaro e la religione, ed uccidendo tutti coloro che avevano avuti contatti con la civiltà occidentale o avevano semplicemente studiato  e tutte le loro famiglie(bastava portare gli occhiali, per essere condannato), in modo da far restare in vita solo le persone pure, non contaminate da contatti passati con il mondo esterno, una follia che ha portato alla catastrofe il paese, infatti ai morti ammazzati si sono aggiunti molti altri uccisi da carestie e malattie, che nessuno era più in grado di curare.
La prima tappa di questo triste tour è la prigione S21, museo del genocidio Tuol Sleng, nel cuore di Phnom Penh, un'ex scuola riconvertita in prigione dai khmer rossi, dove sono state detenute e torturate più di 20000 persone e solo 7 ne sono uscite vive: la visita comprende un'audioguida anche in italiano, che spiega approfonditamente tutta la storia di ciò che è mostrato, come ad esempio il fatto che le terrazze e le finestre delle prigioni vennero coperte da filo spinato, dopo che alcuni detenuti si erano suicidati gettandosi dal terzo piano, oppure la storia di alcuni stranieri, che si trovavano per caso in Cambogia in quel periodo e vennero tutti uccisi e torturati dai khmer rossi come spie della Cia, uno dei quali, un neozelandese, che stava facendo il giro del mondo in barca a vela, nella confessione estortagli con la tortura denunciò come suoi capi della Cia nomi di fantasia riferibili ai fast food americani.
La seconda tappa sono i campi di sterminio Choeung Ek, situati in un'area a circa 15 km da Phnom Penh: anche qui vi è un'ottima audioguida, anche in italiano, che spiega come qui i condannati venissero trasportati la sera con degli autobus, dietro la promessa che sarebbero stati liberati, ma invece venivano denudati e uccisi con un colpo alla testa inferto con un'arma contundente, solitamente un attrezzo agricolo, per non sprecare pallottole, poi gli veniva tagliata la gola. Impressionante è lo stupa al centro dell'area contenente 17 piani di teschi, suddivisi a seconda dell'età delle persone ammazzate, ognuno dei quali presenta un foro che varia di dimensioni a seconda dell'oggetto usato per colpire ed ancora più straziante è l'albero dove veniva sbattuta la testa dei neonati tenuti per i piedi, uccidendoli, infatti di ogni famiglia venivano eliminata tutti i membri, per non avere poi vendette.
Una visita toccante che fa capire a che punto di malvagità può far arrivare il credere ciecamente in un'ideologia e porta a riflettere su questi errori, sperando che non si ripetano più.
Nel tardo pomeriggio cerco di ritirarmi su con una bella passeggiata nella zona sud di Phnom Penh, dove vi sono ampi vialoni e piazze con monumenti, in cui vi sono numerose bancarelle di street food e dove si riuniscono gruppi di persone per fare aerobica o giocare a takraw, un gioco che consiste nel colpire al volo con i piedi una strana pallina fatta di rattan.
Infine concludo la giornata con un bel tramonto asiatico su Phnom Penh.

Impressioni e curiosità:
Non mi è piaciuto per niente il fatto che, durante la visita alla prigione e ai campi di sterminio, alcuni turisti, non pochi, passassero il tempo a farsi i selfie con dietro le foto delle persone torturate o i teschi delle persone ammazzate, l'ho trovato di cattivo gusto: penso che questi siano luoghi in cui si debba solo ascoltare l'audioguida e riflettere, al massimo, se proprio non se ne può fare a meno, fare una foto dell'esterno della prigione o dello stupa, ma fare i selfie proprio non ha senso, secondo me.

Zona sud di Phnom Penh, con il monumento al re Sihanouk

Tramonto su Phnom Penh

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