giovedì 26 febbraio 2015

Sonar Barcellona 15-16-17 giugno 2006 (mio reportage)

La terza settimana di giugno è finalmente scoccata l’ora del Sonar, l’interessantissimo festival dedicato alla musica elettronica e alle arti multimediali che si svolge ogni anno a Barcellona, giunto alla sua tredicesima edizione e cresciuto anno dopo anno fino a stabilizzarsi sulle 90000 presenze attuali. 
L’evento si svolge per 3 giorni dalle 12 alle 22 intorno al Centro di Cultura Contemporanea di Barcellona (CCCB) a due passi dalla Rambla, in pieno centro, e per due notti, dalle 22 alle 7 del mattino, alla Fira Gran Via, dei mega padiglioni fieristici, in periferia, collegati comunque, in occasione del festival, da un servizio bus speciale continuato fra Rambla e fiera, per tutta la notte.
In questi giorni Barcellona è la capitale della musica elettronica perché tutti i numerosi club pullulano di party con i migliori dj del mondo e anche in spiaggia, gratuitamente, è facile imbattersi in artisti di grosso calibro, che suonano in piccoli chiringuiti. 
Un qualcosa in più al Sonar,secondo me,glielo dà anche la città in cui si svolge, che vince il confronto rispetto alle altre capitali del divertimento, essendo più calda e calorosa, quindi più adatta a noi latini, rispetto a Londra e Berlino e più piena di cultura rispetto a Ibiza.

GIORNO 1 (15 GIUGNO)
Arrivato a Barcellona la prima cosa da fare è stata ritirare l’abbonamento per il festival, da acquistare in precedenza con carta di credito al prezzo di 133 €, per evitare il sold-out che c’è tutti gli anni. Effettuata questa operazione, dopo una lunga fila al Palau de la Virrenia, sulla Rambla, ci si può dirigere al Sonar day. 
L’area in cui si svolge è molto grande e divisa in 4 spazi principali: il Sonar Village, quello più esteso, a cielo aperto, dotato di un palco molto grande dove si esibiranno numerose band, il Sonar Dome, la cui pista è coperta da un tendone bianco e dove spesso ci sono interessanti dj-set, il Sonar Complex, ricavato in un ambiente chiuso (MACBA), dove si esibiscono soprattutto artisti giapponesi ed infine l’Escenario Hall, che è buio e sotterraneo, ai piedi del moderno palazzo di tre piani (CCCB), in cui ci sono mostre, installazioni, la sala Redbullhomegroove e la fiera discografica. Da sottolineare anche il contrasto fra queste architetture moderne e le chiese gotiche che circondano il CCCB. 
Dopo aver sentito l’ultima parte del dj-set del tedesco Frank d’Arpino(Combination) a cavallo fra electro e minimal, mi sono addentrato nella fiera editoriale, con numerose riviste dedicate alla musica, molto interesante, tra l’altro, Trax versione spagnola e poi nella fiera discografica, che era formata da 60 stand, con le migliori label e club del mondo che vendevano i loro prodotti (cd,t-shirt,vinili ecc.) e regalavano gadget e flyers pubblicitari sulla loro attività. Oltre ai soliti noti Minus, Cocoon, Kompakt, Traum, Tresor, Bpitch Control, Monegros, c’erano anche tre stand italiani: uno era Piemontegroove, associazione culturale di artisti piemontesi guidata da Giorgio Valletta di Xplosiva che distribuiva un triplo cd con tutte tracce di dj piemontesi, un altro stand era sempre di provenienza torinese con dei ragazzi che si occupano di arte multimediale, e un altro ancora faceva capo a Electronix music network e alla label Defrag Sound Processing, che pubblicizzavano anche i festival Flower e Vulcanology che si svolgeranno a Catania.
Dopo aver fatto incetta di tutto ciò che si poteva prendere e averlo stipato nel provvidenziale zainetto del Monegros, regalatomi all’entrata, torno nell’arena del Sonar Village dove suonano C-mon e Kipsky che però non mi entusiasmano con il loro electro-rock. 
La sera, nonostante un bell’acquazzone all’ora di cena, tornato il sereno, decidiamo di andare alla Terrazza, per il party della Soma Records, nota label scozzese arrivata quasi alla duecentesima release. Il locale è molto caratteristico, all’aperto e situato all’interno del Poble Espanyol, sul Montjuic, una specie di museo che si basa sulla ricostruzione delle vie di una città medievale. Fino alle 2 purtroppo si sente quasi solo la cassa spia, l’acquazzone forse ha fatto qualche danno, poi, quando abbiamo quasi perso le speranze, Alex Smoke attacca il pc, non si sa cosa tocchi e partono finalmente le casse di tutto il locale. Il live di Alex Smoke è abbastanza coinvolgente, ma con numerosi errori tecnici con il programma che usa per mixare, poi tocca a Slam, che fa musica molto ritmata,e potente, tipicamente inglese e a chiudere Silicone Soul con un set electro-tribal-house che non rientra molto nei miei gusti.

GIORNO 2 (16 GIUGNO)
Ripresomi dalla serata precedente si torna al Sonar day, dove m’imbatto nello showcase degli austriaci della Mosz, che però non mi prende più di tanto, quindi mi dirigo al secondo piano del CCCB dove ci sono il Sonar a la carte  e il Sonarmatica, teatro di numerose opere molto strane e particolari e dimostrazioni dedicate all’arte multimediale e in più anche una dettagliatissima mostra di foto e video su Chernobyl, il disastro nucleare avvenuto in Bielorussia negli anni 80: raccapriccianti le immagini dei bambini deformati, nati in quei posti.
Verso le 19 decido di andare verso la Playa de la Mar Bella, dove sono annunciati numerosi party con dj di ottima levatura e infatti così è.
Appena arrivato nel primo bar sulla spiaggia che trovo, detto in spagnolo chiringuito, c’è a suonare il giovane Holden James, che regala sorrisi a tutti, firma autografi e copertine di dischi, e fuma tutto ciò che gli passano, oltre a suonare molto bene: è molto bello ballare la sua musica a cavallo fra techno e melodia al tramonto.
Dopo di lui tocca all’altrettanto giovane svedese Petter, quindi è il turno degli artisti Bpitch Control, prima il biondissimo finlandese Kiki, molto bravo e poi, verso le 22, sale in consolle Ellen Allien, che si diverte e fa divertire con un set electro ma che non disdegna un po’ di melodia. Si fa così la mezzanotte e la prima notte del Sonar ci aspetta.
La Fira Gran Via, dove ha luogo l’evento è diviso in quattro aree per ballare, il Sonar Club che è la sala più grande, il Sonar Park, che sarà dedicato soprattutto ai ritmi più alternativi cioè hip-hop, black music, electro-rock, e le due sale a cielo aperto cioè il SonarLab, dove ci sono anche dei posti a sedere e il SonarPub, la pista a cielo aperto più grande e spettacolare, un po’ distaccata rispetto alle altre tre e nuova rispetto all’anno precedente. 
Le Chuc feat. Nile Rodgers
I primi artisti che trovo a performare sono le Chic feat.Nile Rodgers,quelli della famosa hit “Le freak”del 1978,che ci riportano alle radici della musica da ballo,cioè la disco.

Dopo di loro c’è il live del talentuoso Jimmy Edgar(Warp),che fa uscire dalle sue macchine ritmi a volte electro, a volte drum’n bass, un genere tutto suo, un po’ inclassificabile, in più canta anche, personaggio strano con le unghie laccate di nero e un pupazzo che raffigura un corvo nero che si tiene sopra la consolle. 
Jeff Mills
Finito questo live,si apre il sipario e, senza neanche una pausa, da dietro spunta Jeff Mills, già pronto con tutto il suo armamentario a bombardare il Sonar di techno-detroit e a condire il tutto con i suoi  proverbiali numeri al mixer suonando a tre piatti, a volte credo che mixi anche le immagini proiettate come visual con il div-jx. 
Grande momento, ormai un classico del Sonar, quando lui mette la sua traccia simbolo”the Bells”e poi il rmx techno di “Innercity-Good Life”e durante queste tracce ogni tanto ferma il disco, si accendono le luci e poi lo fa ripartire in maniera devastante.

Herbert durante il suo live
Quindi me ne vado a finire la serata nella pista all’aperto, dove suona il geniaccio Herbert con la sua band e alcune voci nere al microfono, lui molto eccentrico con un lungo soprabito e un asciugamano arancione al collo, la sua performance ha un po’ di venature pop come il suo ultimo album.
Si ricomincia a ballare con Sasha che si presenta con l’immancabile camicetta bianca e manda in delirio soprattutto i numerosissimi sudditi di sua Maestà cioè gli inglesi fino all’alba, con la sua cassa sostenuta e melodia da viaggio, da notare perfetto il mixaggio. 
Un saltino da Satoshi Tomiie che, suonando dopo Jeff Mills, bussava più del solito e da Kenny Dope Gonzales(MAW), che ha fatto un set esclusivamente hip-hop e poi via in albergo a riposarsi.

GIORNO 3 (17 GIUGNO)
Retina live
Il terzo giorno, sabato,è la giornata degli italiani (Retina, Pigna People e Italia-USA, per i mondiali di calcio), finalmente un po’ di Belpaese! Ma andiamo con ordine. 
Al Sonar day, nel pomeriggio, sotto il tendone del SonarDome, si esibisce il duo napoletano dei Retina, durante lo showcase della label americana Hefty Records. Il loro live dura circa 40 minuti e consiste in suoni minimali molto ricercati più da ascoltare che da ballare, comunque molto graditi all’attento pubblico del Sonar che li omaggia, alla fine della loro esibizione, con un grande applauso.
Poi quattro salti nella sala RedBullHomegroove, al secondo piano del CCCB, molto carina e accogliente, dotata di comodi divanetti imbottiti e lettini su cui rilassarsi, situati in mezzo alla pista, in cui si ballano le sonorità di numerosi giovani e bravi dj di tutto il mondo, che hanno vinto le selezioni RedBullHomegroove, in questo caso sono la tedesca Judith Reiss e il messicano Merodio a farci divertire. 

Goldfrapp live
Dopo Italia-Usa 1-1, vista in una bettola nel cuore di Barcellona insieme agli amici romani, ci andiamo a consolare al Sonar night. 
Un rapido ascolto della band inglese degli Hotchip, electro-rock, e dell’altra band inglese dei Goldfrapp, bravissima e molto carina la cantante Alison, e si comincia a fare sul serio con Isolèe(Playhouse), che suona live una minimale un pò mentale, ma che fa muovere tutti.
Quindi nel SonarLab giunge il momento degli italianissimi, romani, Pigna People, ovvero Marco Passarani, Francisco e Mario Pierro, che eseguono un live set di musica elettronica a tratti techno con richiami alla disco che rendono piacevole e allegra oltre che energica la loro esibizione. 
Audion aka Matthew Dear live
Ci godiamo un po’ del live di Audion aka Mathew Dear, che mi piace sempre più, musica minimale, ipnotica, scura, malata e quindi assistiamo allo show di Miss Kittin nell’arena principale, sempre più sulle orme di Sven Vath, dato che salta e balla da una parte all’altra del palco, oltre che mettere dischi, tra cui Popper di Cristopher Just.
Richie Hawtin e Ricardo Villalobos 



Per il gran finale ci spostiamo nel SonarPub, la pista grande all’aperto, dove sta finendo di suonare Ryan Elliot(Spectral), che non mi è dispiaciuto, ma l’attesa è tutto per il back to back di Richie Hawtin vs Ricardo Villalobos, infatti quando cominciano a suonare la grande arena strabocca di gente, una muraglia umana, loro suonano il loro genere, minimal-techno, sganciando numerosi dischi bomba di difficile individuazione, e si va avanti fino all’alba senza fermarsi mai, un’alba me-mo-ra-bi-le e molto divertente, uno dei pochi dischi che ho individuato è stato Ame-Rej, messo mentre stavo abbandonando la contesa.




                                                    GIORNO 4 (18 GIUGNO)
Il Sonar è finito, ma la voglia di party sicuramente no, quindi la domenica ci si sposta in spiaggia, dato che sono previste grandi cose alla Playa de la mar bella. 
Qui ci sono tre chiringuiti, uno a 200 m dall’altro: su uno c’è il party Minus, su quello di mezzo Get Physical e sull’altro, party Kompakt, il risultato di ciò sono 500 m di spiaggia impraticabili. pieni di giovani festanti per tutto il pomeriggio e la sera; atmosfera molto bella ed emozionante.
Io sono stato principalmente al chiringuito Minus, in cui hanno suonato per più di 3 ore Mathew Dear e Troy Pierce, un disco a testa, quindi Miss Kittin, molto electro-clash, che ha anche cantato e quindi la bella biondona Jo Jo de Freq from London e c’erano anche Richie Hawtin e Ellen Allien a scambiare battute e farsi fotografare con tutti; il bello di questi party è che non esiste distacco fra pubblico e dj. 
Quindi un saltino da Michael Mayer(Kompakt), che stava facendo un dj-set coi fiocchi nell’altro chiringuito e via al Raum dove era prevista la serata Wagon Repair, la label di Mathew Jonson. Il club si trova nei pressi di placa Catalunya,ed è su due piani, soffitto basso, buio pesto, impianto buono, l’ideale per la musica del canadese Mike Shannon e del cileno Pier Bucci, che ho conosciuto, autori di due live-set minimal che non hanno dato un attimo di respiro alla pista, poi a condurci alla fine di questo intensa notte spagnola ci ha pensato Mathew Jonson.


Il Sonar,secondo me è il miglior festival del mondo dedicato all’elettronica perché il più completo abbracciando tutte le sfaccettature di questo genere musicale e le influenze che ha su altri generi come l’hip-hop, il rock, la musica giapponese, la black music, la disco. 
In più permette ai ravers di acculturarsi un po’ a livello musicale e a chi si dedica di solito più all’ascolto di musica elettronica che al ballo nei club, di vivere l’atmosfera di un vero rave-festival.
È un importante luogo d’incontro e scambio di idee per tutti gli addetti ai lavori e anche gli stessi artisti sono portati a sperimentare di più perché sanno di poter contare su una platea preparata musicalmente.Ola!

Articolo apparso originariamente su Soundzmag, magazine curato dallo staff della sala techno del Red Zone Club

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